“Con escalation in Medio Oriente aumenta la fame nel mondo”, l’allarme del World Food Programme
Il conflitto in Medio Oriente, secondo il World Food Programme (Wfp), causerà un’impennata dei prezzi di cibo e carburante, ma a farne le spese saranno soprattutto le popolazioni più vulnerabili del mondo. La conseguenza diretta sarà un aumento della fame.
Come spiegato dalla Wfp, la chiusura della rotta di transito dello Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% delle spedizioni globali di petrolio e gas, ha portato a “una diminuzione del traffico marittimo, un aumento dei rischi navali e la deviazione o la sospensione del trasporto merci commerciale”. Se l’escalation dovesse intensificarsi portando alla chiusura combinata sia dello Stretto di Hormuz che del Mar Rosso, un altro snodo strategico per il commercio globale, potrebbe dar vita a “uno scenario senza precedenti di doppio collo di bottiglia per il commercio globale e i flussi energetici”.
L’agenzia Onu specifica che tale situazione minaccia non solo i mercati globali, ma rende più complessa anche la distribuzione degli aiuti umanitari alle popolazioni vulnerabili: “Ciò aumenta il rischio che le persone attendano più a lungo gli aiuti e si trovino ad affrontare una maggiore insicurezza alimentare e un maggior rischio di malnutrizione”. Per proseguire le sue operazioni di assistenza umanitaria, il Wfp sta percorrendo le rotte di transito tra Turchia, Egitto, Giordania e Pakistan, oltre all’utilizzo, ove possibile, di corridoi terrestri tra gli Emirati Arabi Uniti e il Levante. Oltre a tali rotte, l’agenzia Onu sta utilizzando anche i porti egiziani, al momento ancora pienamente operativi, e il Canale di Suez per supportare il lavoro delle agenzie umanitarie nell’area.
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