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Russia alla Biennale di Venezia: Bruxelles minaccia stop ai fondi

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Infiamma la polemica sulla Biennale di Venezia in partenza il 9 maggio. La causa è da ricercare nella partecipazione della Russia alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, con i Paesi europei che si sono scagliati contro questa decisione.

L’indignazione

Per manifestare il proprio disaccordo sulla presenza della Russia, i ministri della Cultura e degli Affari esteri di 22 Paesi dell’Ue hanno sottoscritto una lettera rivolta al presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, e ai membri del Consiglio di amministrazione. Chiedendo di «riconsiderare» la partecipazione di Mosca, i Paesi firmatari, tra cui la Francia, la Germania, la Spagna, il Belgio, hanno ripetuto il loro impegno verso «i comuni valori europei», ovvero «libertà artistica, libertà di espressione e rispetto della dignità umana». Con la Biennale che rappresenta «una delle più prestigiose espressioni di libertà artistica al mondo», hanno affermato che la cultura è legata alle realtà sociali e politiche visto che contribuisce a «plasmare il modo in cui le persone comprendono il mondo». Dunque, le istituzioni culturali hanno anche «una responsabilità morale». Nella lettera viene ricordata la scelta dell’artista di origine russa, Kirill Savchenkov, di ritirarsi dal padiglione russo nel 2022. «Non c’è posto per l’arte quando i civili muoiono sotto il fuoco dei missili, quando i cittadini ucraini si nascondono nei rifugi e quando i manifestanti russi vengono messi a tacere».

L’accusa sulla diplomazia culturale

Nella lettera si evidenziano le perdite del settore culturale in Ucraina. Le autorità di Kiev parlano di almeno 342 artisti uccisi e di 1.685 siti del patrimonio culturale distrutti o danneggiati. Quindi, secondo i firmatari «queste cifre rappresentano non solo la perdita di strutture fisiche, ma anche il silenzio delle voci e la cancellazione della memoria culturale». Nella loro visione, il progetto legato al padiglione russo avrebbe «una natura politica» e «sospetti legami con individui strettamente legati all’élite politica russa». Il rischio è che «la diplomazia culturale statale venga presentata sotto le mentite spoglie di uno scambio artistico».

Bruxelles minaccia di tagliare i fondi

La Commissione europea ha avvertito: «Qualora la Fondazione Biennale dovesse procedere con la sua decisione di consentire la partecipazione della Russia, prenderemo in considerazione ulteriori misure, tra cui la sospensione o la cessazione di un finanziamento Ue in corso alla Fondazione Biennale». A intervenire in merito sono stati il vicepresidente della Commissione europea, Henna Virkkunen, e il commissario alla Cultura, Glenn Micallef: «Condanniamo fermamente la decisione della Fondazione Biennale di consentire alla Russia di riaprire il suo padiglione nazionale».

La posizione della Biennale

La Fondazione Biennale negli scorsi giorni ha fatto sapere: «La Russia ha comunicato alla Biennale la sua partecipazione alla sessantunesima Esposizione. La Biennale ha preso atto della comunicazione e non impedisce a nessun Paese di partecipare a tali mostre». In un’intervista a Repubblica, Buttafuoco ha spiegato la sua posizione:«Noi pensiamo che dove c’è arte ci sia dialettica. La Russia è proprietaria di un padiglione ai Giardini dal 1914 ed è stata assente dal 2022. Ho chiesto ai miei collaboratori di accompagnare le giornate della mostra con inviti a personalità provenienti da tutte le zone di guerra, per raccontarci l’altro punto di vista. Noi ragioniamo sui fatti. Basta con appelli, firme, schemi da anni Settanta. Ci muoviamo con l’arte, e l’arte si misura con i fatti. La Biennale è uno spazio di convivenza per tutto il pianeta, sia con le vecchie sia con le nuove geografie».















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