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Israele sposta la Brigata Golani da Gaza al Comando Nord: i ‘baschi marroni’ pronti a entrare nel Sud del Libano

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Il basco marrone sulla testa, colore della terra promessa punteggiata dagli olivi simbolo della Brigata. Per questa terra, fin dalla Guerra d’Indipendenza israeliana, la Golani ha versato il proprio sangue. Oggi continua a difenderla e, soprattutto, a conquistarla a scapito delle popolazioni arabe che la abitano. L’ordine del suo trasferimento dal Comando Sud, dove ha partecipato all’invasione della Striscia di Gaza, a quello Nord, nel contesto della nuova operazione nel Libano meridionale, lascia pensare a un nuovo piano d’occupazione. La motivazione ufficiale è sempre la stessa: combattere e sconfiggere le milizie di Hezbollah. Il progetto è quello di occupare sempre più terreno per creare una fascia di sicurezza e portare avanti la volontà del governo di Benjamin Netanyahu di realizzare il sogno di una Grande Israele.

Il marrone, si diceva, come il colore della terra alla quale il movimento sionista, prima, e lo Stato d’Israele, poi, hanno dedicato oltre un secolo di guerre e violenze: “Ogni angolo del Paese è bagnato dal sangue dei soldati della Brigata Golani. Questa è la filosofia della brigata, essere ovunque ci sia bisogno dei soldati Golani, per decidere la battaglia, per portare la vittoria, per dare vita allo Stato di Israele”, disse nel 1989 Yitzhak Rabin, allora ministro della Difesa, in un discorso in memoria dei soldati caduti. Parole, oggi, ancora attuali. Allora il nemico erano le fazioni palestinesi che sfidarono lo ‘Stato ebraico’ nella Prima Intifada, quelli a cui proprio il futuro premier, generalmente ricordato come un esponente ‘moderato’ del sionismo, ordinò di “spaccare le ossa“. Oggi il nemico sta oltre confine, in quell’Asse della Resistenza fiaccato dall’assedio su Gaza, dagli attacchi massicci contro il Partito di Dio libanese e dal rovesciamento del regime di Bashar al-Assad in Siria. Un nemico più debole al quale le Forze di Difesa Israeliane vogliono infliggere il colpo di grazia. Come nella Striscia, dove i soldati di fanteria della Golani sono accusati di aver aperto il fuoco anche contro dei mezzi di soccorso, uccidendo 15 paramedici palestinesi.

In questo contesto, lo spostamento a Nord preoccupa per una possibile nuova occupazione del Sud del Libano. Basta guardare alla storia del gruppo per capire che quando si muove la Golani l’obiettivo è quello di conquistare nuovi territori. Fu così nel corso dell’operazione Vulcano del 1951 e nell’offensiva su Rafah durante la Crisi di Suez, nel 1956. Oppure nell’assalto a Nablus, nella Guerra dei sei giorni, o nella sanguinosa riconquista del monte Hermon, “gli occhi della nazione”, per la quale la Brigata sacrificò molti dei suoi uomini prima di issare la propria bandiera sulla cima.

Ma se c’è una guerra che più di altre ha esaltato le imprese della Golani, è propria quella, in più stagioni, del Libano. Le prime incursioni della fanteria risalgono agli Anni 70, ma con la Prima Guerra del Libano i soldati della Brigata si distinsero nella conquista di avamposti e villaggi, fino a partecipare all’assedio di Beirut. In Libano torneranno poi nel corso della guerra del 2006, per poi diventare protagonisti nelle varie campagne di Gaza, da Piombo Fuso a Margine di Protezione, fino all’ultima invasione del 2023.

Oggi, i soldati tornano sul fronte Nord, pronti a posare di nuovo gli scarponi nelle terre del vicino. Perché, in fondo, di quella terra marrone come i loro baschi rivendicano il possesso. A costo di ottenerlo col sangue e con le armi.

L'articolo Israele sposta la Brigata Golani da Gaza al Comando Nord: i ‘baschi marroni’ pronti a entrare nel Sud del Libano proviene da Il Fatto Quotidiano.















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