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Alla faccia delle ispezioni di Valditara Tajani manda i giovani di Forza Italia nelle scuole: “Convincete i 18enni per il Sì”

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“Bisogna battere il Paese strada per strada, casa per casa, scuola per scuola” per convincere anche i ragazzi a dire Sì al referendum sulla giustizia. A chiamare a raccolta i giovani di Forza Italia, spronandoli ad andare “nei gazebo, nei mercati, fra i colleghi di università, fra i compagni di lavoro e anche a scuola perché ci sono i 18enni che votano e occorre spiegare loro cosa è questa riforma” è il leader di Forza Italia e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Alla faccia degli appelli alla par condicio del collega dell’Istruzione Giuseppe Valditara che nei giorni scorsi ha annunciato verifiche degli Uffici scolastici regionali per monitorare gli incontri senza contradditorio, il vicepremier, a bordo di una delle “Frecce per il Sì”, il treno che ha attraversato l’Italia per fare propaganda a favore della riforma Nordio, rivolgendosi ai ragazzi ha detto: “Grazie per il lavoro che fate, sono molto fiero di voi. Siamo qui siamo là, siamo in tutta la città, come si diceva nel Sessantotto. E’ importantissimo che in questa ultima settimana siate voi i protagonisti di questa campagna, perché ci sono ancora troppi vostri coetanei che sono indecisi o non vanno magari a votare o sono condizionati dalla propaganda”.

Un ragionamento che fila liscio se non fosse a senso unico. E che però non piace per nulla ai rappresentanti delle associazioni studentesche interpellate da IlFattoQuotidiano.it: “È paradossale che si citi il ’68 per invitare i giovani a fare propaganda per una riforma che smantella l’equilibrio costituzionale del Paese. Le mobilitazioni di quegli anni hanno conquistato diritti fondamentali, autonomia e spazi di partecipazione per noi. Usare quella stagione di lotte per invitare i giovani a mobilitarsi a favore di una riforma che altera gli equilibri costituzionali è un uso improprio, strumentale e profondamente contraddittorio di quella storia”, spiega la coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti medi, Angela Verdecchia.

“Simili prese di posizione – continua Verdecchia – ci ricordano quanto sia fondamentale l’impegno con lo strumento del voto per il referendum del 22-23 marzo. Sondaggi e pronostici ci mostrano una realtà diversa, in cui i giovani sembrano star acquisendo coscienza del preciso disegno di controllo che la riforma Nordio – unita al premierato e all’autonomia differenziata – stanno tentando di tracciare. Noi giovani e studenti ci siamo, ma pronti a votare No per difendere la nostra Costituzione”.

La pensa allo stesso modo l’Unione degli Studenti convinta che Valditara e Tajani “tremino” per l’avanzata dei No: “Sono mesi che la questione del contraddittorio viene strumentalizzata dal ministro, che pretende di fare discutere nelle scuole solo ciò che gli conviene. Valditara ha dichiarato che le segnalazioni riguardano principalmente il fronte del No, eppure solo qualche giorno fa a Napoli si è svolto un dibattito sul referendum completamente schierato per il Sì, all’insaputa di studentesse e studenti, che hanno deciso legittimamente di protestare lasciando la sala” spiega Carlotta Scognamiglio, dell’Unione degli Universitari. E Tommaso Martinelli, coordinatore nazionale dell’Udu, aggiunge: “La presunta ‘apoliticità’ della scuola pubblica viene sventolata come bandiera dal governo Meloni per impedire lo sviluppo di un pensiero critico da parte di studentesse e studenti, noi pretendiamo invece una scuola realmente solidale, che ci fornisca strumenti adatti ad affrontare la complessità del mondo in cui viviamo”.

Secondo Francesca Cantagallo, coordinatrice nazionale della Rete della Conoscenza, “le dichiarazioni di Tajani rispecchiano perfettamente la visione che questo governo ha dei giovani: i giovani non vengono coinvolti o resi partecipi delle discussioni, ma sono solo forza lavoro per propaganda, i giovani non vengono coinvolti ma ‘sguinzagliati’ come se fossimo dei soldati obbedienti al potere”. “Il paternalismo del ministro – conclude Cantagallo – confermano per l’ennesima volta la visione che questo governo ha del soggetto giovanile: risorsa lavorativa. I giovani vanno bene. Come giovani non abbiamo bisogno di essere sguinzagliati nei luoghi del sapere, le nostre analisi le abbiamo costruite in mesi di assemblee e ascolto capillare delle esigenze della nostra generazione”.

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