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No a una riforma eversiva! Solo la magistratura può difenderci dagli abusi del potere

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Negli ultimi 25 anni ha preso piede in Italia una brutta abitudine culturale e politica, fondata sulla confusione tra i concetti di legalità e moralità. Chi scrive è figlio di un magistrato: ho sempre avuto ben presente la differenza tra l’esprimere un giudizio in un tribunale ed esprimere un’opinione al bar con gli amici. Al bar non c’è bisogno di prove inconfutabili, in grado di documentare e certificare l’innocenza o la colpevolezza di qualcuno o di qualcosa. Esistono scelte e comportamenti che, pur non essendo considerati reati dal codice penale, sono più che criticabili per chi riveste incarichi pubblici. Per esempio essere iscritti a una loggia massonica o a un’altra delle consorterie occulte che pretendono di condizionare le scelte di partiti e governi, pur non essendo esse sottoposte al giudizio né al voto dei cittadini.

C’era una volta la sanzione reputazionale: non ti portava necessariamente in carcere, ma ti costringeva ad abbassare gli occhi in pubblico; e, se facevi il politico di mestiere, ti obbligava e rendere conto al tuo elettorato. Per esempio un cittadino mediamente informato non ha bisogno di sentenze definitive per considerare “immorali” alcune azioni di personalità istituzionali incensurate come il magistrato Corrado Carnevale (il giudice di Cassazione che si guadagnò l’appellativo di “ammazzasentenze”), il magistrato Ugo Zilletti (vicepresidente del Csm iscritto alla P2, indegno successore di Vittorio Bachelet) o il vergognoso Presidente della Repubblica Francesco Cossiga (pessimo ministro dell’Interno nel 1978, pessimo Presidente del Consiglio nel 1980, salì ignominiosamente al Quirinale nel 1985).

Non sempre ciò che è legale è giusto. E non sempre c’è bisogno di una controriforma costituzionale per minacciare la democrazia. La recente legge approvata in seguito al famigerato “Decreto Sicurezza” è una legge da stato di polizia: rendere legali atti terroristici commessi da membri dei servizi segreti italiani (autorizzati ad infiltrarsi in organizzazioni eversive esistenti o a fondarne di nuove) è un provvedimento oggettivamente eversivo. Le sacrosante manifestazioni di piazza contro l’approvazione di quel decreto non sono bastate per impedire l’approvazione di un Parlamento da troppi anni divenuto mero certificatore delle decisioni prese dal governo di turno. Anche se ad opporsi è stata una minoranza del Paese, la nostra Costituzione – ad oggi – fornisce a una magistratura indipendente gli strumenti per porre rimedio a queste fughe in avanti del legislatore. L’attuale maggioranza politica considera questa una intollerabile intromissione; in realtà è esattamente il contrario. La divisione dei poteri serve proprio a permettere che uno dei tre possa intervenire per ristabilire un equilibrio, qualora uno degli altri due decida di debordare dal tracciato costituzionale.

Aver tollerato che, dal 1984 in poi, fior fiore di iscritti alla P2 potessero rimanere tranquillamente al loro posto (nel governo, nei partiti, in televisione, sui quotidiani, ecc.) è stata una sottovalutazione politicamente scellerata. Di cui oggi paghiamo un caro prezzo. Come al solito tocca a cittadini attivi, esausti ma indomiti, togliere le castagne dal fuoco alla democrazia italiana. Lo hanno fatto prima con Berlusconi, poi con Renzi. Dieci anni dopo, in condizioni internazionali molto più drammatiche, tocca farlo contro il governo anti-antifascista guidato da Giorgia Meloni.

A proposito di sanzioni reputazionali: a Bologna, dopo le ultime sentenze definitive sulla strage del 2 agosto 1980, stiamo ancora aspettando le scuse di tanti giornalisti, opinionisti, intellettuali e politici che per decenni ci hanno fatto perdere tempo e pazienza con le loro tesi infondate e depistanti sulla presunta innocenza di Mambro, Fioravanti e Ciavardini, trattando i familiari delle vittime come inguaribili dietrologi. Lorsignori si dovrebbero vergognare. Hanno contribuito a depistare l’opinione pubblica allungando i tempi dell’accertamento di una verità giudiziaria che oggi – grazie a magistrati liberi e indipendenti – è finalmente incontrovertibile: la bomba a Bologna l’hanno messa i fascisti, pagati dalla P2, coperti dai vertici dei servizi segreti.

Resta l’amarezza per la scandalosa impunità a ordinovisti come Freda, o per la libertà anticipata concessa parecchi anni fa ai pluriergastolani Mambro e Fioravanti: uno dei tanti schiaffi in faccia alle vittime, allo Stato, alla democrazia, alla “patria”. Anche il cittadino più amareggiato e disilluso dovrebbe però comprendere che, se i familiari delle vittime hanno avuto la forza e la pazienza di resistere 45 anni per conoscere la verità sui mandanti delle stragi, noi comuni cittadini abbiamo a maggior ragione il dovere di preservare il ruolo che la Repubblica ha affidato a una magistratura autonoma e coraggiosa: difenderci dagli abusi del potere.

L'articolo No a una riforma eversiva! Solo la magistratura può difenderci dagli abusi del potere proviene da Il Fatto Quotidiano.















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