Amedeo Bagnis: “In spinta e guida sono tra i migliori: il grosso gap è sui materiali. Spero la pista di Cortina sia valorizzata”
Non è arrivata la medaglia sognata, ma Amedeo Bagnis ha offerto comunque delle ottime prestazioni sulla pista Eugenio Monti di Cortina d’Ampezzo centrando un buon quinto posto nella gara individuale maschile di skeleton in occasione dei Giochi Olimpici di casa. Il faro della squadra azzurra ha lottato fino all’ultima manche per il podio, dimostrandosi competitivo ma vedendo sfumare la terza piazza per 34 centesimi in una competizione dominata in lungo e in largo dal britannico Matt Weston. Il 26enne piemontese del ”Centro Sportivo Esercito”, argento mondiale nel 2023 a St. Moritz, ha tracciato un bilancio complessivo della stagione ai microfoni di OA Sport.
Il quinto posto delle Olimpiadi ti ha lasciato più soddisfazione o rimpianti?
“Rimpianti zero. Anzi, sono molto orgoglioso. Visto come era iniziata la stagione. A luglio quando mi sono fatto male, quindi parliamo anche di agosto e settembre, se mi avessero detto ‘guarda che parteciperai alle Olimpiadi e sarai anche tra i primi cinque al mondo’, avrei pensato ‘è già tanto se ci vado’. Nella medaglia ci ho sperato fino in fondo. Anche da quello che mi è stato detto, tutti ci hanno sperato fino alla fine. Ce l’ho messa tutta fino in fondo. Sicuramente di rimpianti non ne ho. Amarezza, quella sicuramente. Credo fortemente non avere niente di meno dai primi tre, anzi riguardo qualcuno di quei primi tre mi reputo anche più forte. Se così si può dire. Senza esagerare. È uno sport dove la differenza la fa tanto anche il materiale. C’è gente che mi è sempre arrivata dietro, però cambiando mezzo ha fatto grandi risultati. Spero in un futuro di avere anch’io quell’upgrade. Sicuramente sono contento, orgoglioso e non mi sono mai tirato indietro. Sono cresciuto tantissimo in questi quattro anni. Come atleta e come persona. In questo anno con il mio infortunio ho fatto i miei primi passi di corsa e di spinta. Al mio compleanno, l’11 novembre, in tutti gli allenamenti pre-Olimpiadi a Cortina mi spingevano con un manico di una scopa per avere un po’ di velocità in partenza. Non ho mai potuto correre fino alla gara, che era dieci giorni dopo il mio compleanno. Quello è. Mi sento orgoglioso con zero rimpianti”.
Dopo i riscontri delle prove, ti aspettavi qualcosa in più dalla gara oppure non bisogna dare loro troppo peso?
“Nessuno si è inventato niente. Le posizioni delle Olimpiadi hanno rispecchiato la Coppa del Mondo e tutta la stagione. Alle Olimpiadi ci sono quattro manche ed è una gara che non si inventa. Non è che dici ‘ok ho azzeccato il weekend e ho vinto la gara di Coppa del Mondo’. Sono le Olimpiadi. È una gara a sé rispetto tutte le altre gare che ci possono essere. È su due giorni differenti in quattro manche. Magari puoi azzeccare una discesa o due, ma se non sei un atleta forte non ne fai quattro uguali. Quindi hanno rispecchiato tutta la stagione che ha sempre visto questi piazzamenti. Nelle prove c’è chi spinge più forte, chi più piano e chi prova diverse cose. Magari qualcuno è tanto dietro perché prova materiali nuovi e poi ritorna su quelli che ha avuto in stagione. Quindi fa un salto magari di 10 posizioni. Non bisogna dare troppo peso. Come dice il mio allenatore, ‘le gare in allenamento si possono solo perdere’. Quindi non bisogna dargli peso”.
In termini di materiali è mancato qualcosa rispetto a Gran Bretagna e Germania o è stata solo una questione di spinta e guida?
“In spinta e guida penso di essere in questo momento uno dei piloti più forti nel circuito. In guida è più difficile da capire per chi non se ne intende. In spinta alla fine ho fatto il tempo a due centesimi dal record. Sono sempre lì. Come in tutte le altre piste. Se non faccio la prima spinta, faccio la seconda e se non faccio la seconda faccio la terza. Indicativamente più di cinque centesimi dalla prima spinta non li prendo mai. Di materiali purtroppo abbiamo un grosso buco. Spero nel prossimo futuro di averne un upgrade. Esempio, Matt Weston a Pechino 2022: io ero arrivato 11esimo, lui era arrivato dietro di me forse 15esimo o 16esimo. L’anno dopo lui e Marcus Wyatt hanno cambiato la slitta e da lì non sono mai più scesi dal podio. In questi quattro anni Marcus e Matt sono stati bravissimi perché hanno comunque gestito tutto. Hanno preso Martins Dukurs che è l’atleta più forte che c’è mai stato nello skeleton. Con le slitte che ha sviluppato Martins insieme a Guggenberger. Da lì non sono mai scesi dal podio. Se la gara gli andava male arrivavano terzi. Quest’anno la Coppa del Mondo è stata dominata da loro. Matt su sette gare ne ha vinte sei. Quella che non ha vinto è arrivato secondo perché primo è arrivato Marcus. In tutte le altre gare Marcus è arrivato secondo. Quindi sì, i materiali fanno la differenza. Più di quel che si possa credere. Di quelli che hanno la mia slitta sono un po’ fuori contesto. L’altro che ha la mia stessa slitta fa fatica arrivare in top 10. Sono un po’ fuori dalla scala per questo mi reputo decisamente molto forte. Perché da questo punto di vista posso dire la mia. Mi basta veramente tanto così che posso essere sempre a podio”.
In generale, la pista ‘Eugenio Monti’ si adatta bene o meno alle tue caratteristiche?
“Non ho preferenze di piste. Mi trovo molto bene su tutte. Uno dei miei punti di forza è che mi adatto molto velocemente a tutte le piste. Non faccio grossi cambiamenti sulla slitta, ma mi adatto io alla slitta. Mi sono trovato molto bene ed è una pista molto bella. Sicuramente è un ottimo impianto. È di ultima generazione ed è molto bella. Si spera che la mantengano. Tutti gli atleti di tutto il circuito internazionale sono stati molto soddisfatti della pista e del come è stata gestita. È veramente molto bella”.
Qualche anno fa si era parlato di far disputare le gare olimpiche a St. Moritz. Visti i tuoi risultati in Svizzera, forse per te non sarebbe stato male…
“Ci scendo esattamente come sulle altre piste. La differenza in questo caso la fa la slitta. Su quella pista si trova molto bene. Come accennato sono fuori scala da questo punto di vista. Tutta la squadra, sia uomini che donne, quando vanno a St. Moritz hanno un incremento di 4-5-6 posizioni. Io che arrivo 5 o 6 nella media, vinco la gara o arrivo secondo o comunque sono lì a podio. Mattia Gaspari che diciamo rimane sempre top 10 o comunque a ridosso, il suo miglior risultato mi sembra che sia stato lì che è arrivato 6° o comunque 7°/8°. Le donne, adesso per le posizioni parlo a caso perché non me le ricordo, da 15esime magari arrivano 12esime. L’altra ragazza da 16esima arriva 12esima. Tutta la squadra, anche in Coppa Europa, quando va lì ha proprio un incremento di quelle 3 o 4 posizioni. Io la stessa cosa. Non è tanto una questione che io mi trovi bene, alla fine mi trovo molto bene su tutte le piste, ma lì vado molto forte perché c’è quello sviluppo di materiali che fa la differenza. È l’unica pista dove percepisco che la slitta fa quello che voglio io e posso concedermi l’errore. Cosa che invece su altre non fa“.
Nel 2010, 2014 e 2018 il padrone di casa vinse l’oro nello skeleton, nel 2022 il bronzo. La pista è stata completata forse troppo tardi per consentirvi di acquisire un reale vantaggio sulla concorrenza?
“Con i se e con i ma possiamo dire tutto quello che vogliamo. A me la pista piace. Mi sono trovato molto bene. Credo di essere stato tra i migliori atleti che sono scesi lì. La differenza per me non è stata la pista perché ho avuto abbastanza occasioni per provarla e fare tutto. È stato uno sviluppo di materiali che non è dato dalla pista“.
Hai solo 26 anni, dunque davanti a te almeno altri due cicli olimpici per riprovarci. Il problema è che non si vedono molte alternative ad Amedeo Bagnis: sei preoccupato per il futuro del movimento?
“Questa domanda me la sono fatta. Quando ho iniziato a pensare a questa cosa mi sono detto che non è il momento, sono sicuro che ci sono altre persone più competenti e che avranno il loro momento per sviluppare un percorso futuro. Questa domanda me la sono fatta prima della pista. Perché non si sapeva se l’avessero fatta o meno. Con questa però sono sicuro che tutti i club si mobiliteranno e riusciranno a fare un bel vivaio, se così si può chiamare. Sicuramente finita la mia carriera, spero il più tardi possibile, potrò dare un grosso contributo visti i risultati e l’esperienza che avrò accumulato. Visto anche il posto da cui provengo (Vercelli, n.d.r.). Non sono nato con lo slittino in mano. Non arrivo dalla montagna. Quell’adattabilità che sono riuscito ad avere e quella serenità mentale sono sicuro di poterla trasmettere a ad altri atleti”.
Le Olimpiadi lasciano in eredità una pista che è un gioiello. Verrà valorizzata come merita o si rischierà una nuova Cesana Pariol?
“Spero che la valorizzino. Per i prossimi quattro anni mi sa che hanno firmato per andare avanti. Per il prossimo anno è uscito il calendario. Appena prima di Natale ci sarà la gara a Cortina di Coppa del Mondo. Spero che rimanga lì per i prossimi anni. Anche perché il vantaggio della pista per noi e per me inizia adesso. Inizierei a scendere prima di tutti gli altri anni. Perché gli altri anni noi andavamo in giro per il mondo. Dovevi andare fino dall’altra parte del mondo per poter scendere. Invece adesso, non è per me comunque così comodo perché sono a più di sei ore da casa, ma comunque abbastanza vicino. Posso andare lì e fare quello che voglio. Il vantaggio è che possiamo sviluppare materiali. Un conto è essere sulla pista di casa, esserci solo te e scendere. Se voglio aprire la slitta e cambiare tutto il setup posso farlo lì in partenza senza nessun problema. Standoci tutto il tempo che voglio. Un altro è farlo su piste straniere. Dove ci sono altri atleti che scendono con te e alla fine è un allenamento come tutti gli altri. Non è che posso mettermi a smontare la slitta davanti a tutti. Quindi spero che verrà valorizzata“.
Quanto è stato duro il tuo percorso fino al 5° posto olimpico dopo il grave infortunio muscolare patito in estate?
“Tantissimo e per questo ne sono molto orgoglioso. Credo di aver messo in pratica anche tutta la mia determinazione e disciplina, che ho creato in questi ultimi quattro anni e per cui sono cresciuto come atleta. Sono sicuro che migliorerò ancora tanto. Per questo sono convinto che a parte essere un grande atleta, posso ancora dimostrare tantissimo. Avendo un potenziale inespresso dato più che altro dai materiali”.
Come ti spieghi la superiorità di Weston? Pensi che il gap sia colmabile nei prossimi anni?
“Ci spero tantissimo. Come ci ho sperato nella medaglia. Potrebbe essere un sì o potrebbe essere un no. Noi tutti come squadra lavoreremo tantissimo per arrivarci. L’unico gap è semplicemente di materiale. La risposta semplice è questa. Slitta più veloce e Weston lo batto, fine (sorride, n.d.r.). Perché come ho già detto non penso di avere meno di lui sia a livello di spinta, fisico e di guida. Spero di avere un mezzo che consenta di poter andare molto bene. Ad esempio prendo Cortina come riferimento. Velocità a metà pista: avevo tra le migliori velocità in tutte e quattro le discese, eravamo comunque tutti attaccati. Sotto però ci davano 1 km-1,5 km di differenza. Lì è dove ci mangiavano tantissimo tempo. Contando che si balla sui centesimi. La differenza vera l’ha fatta l’ultima parte di pista dove noi eravamo lenti nonostante nessun errore. Nonostante anche errore fatti dagli altri atleti che sono arrivati davanti a me. Loro erano però più veloci. La risposta è una sola: materiale”.
